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CULI BRASILIANI

simona luppi / 4 aprile 2018 / talanpensiero

Scendevamo ogni mattina alle dieci sulla spiaggia, io e il mio amico “Mano di Legno”, per guardare i culi delle famose ragazze di Rio.
“Mano di Legno”: lo chiamavano così perché una mattina aveva avuto la inopportuna idea di fare il bucato dalla scialuppa di salvataggio, calata in acqua per l’occasione, e mentre insaponava le mutande, un pescecane intraprendente gli aveva mangiato la mano sinistra.
“Un culo è un culo!” diceva lui.
“Non sono d’accordo!” replicavo.
E passavamo il tempo a disquisire sull’argomento, sdraiati al sole, circondati da culi brasiliani.

Giampaolo Talani, Il castello di Sabbia, 2002

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